domenica, marzo 11, 2007

A volte ritornano...

Da quasi due mesi non scrivevo un post vero e oggi (soprattutto per obbedienza alla Nico) ho deciso di interrompere l'astinenza. Il mio compito è quello di raccontarvi ciò che abbiamo fatto negli ultimi giorni.

Venerdì, finalmente siamo andati a vedere il Guggenheim. Questa famiglia di collezionisti ha fondato cinque importanti musei sparsi per il mondo, spesso famosi soprattutto per l'architettura dell'edificio che li ospita. Frank Lloyd Wright ha progettato il Guggenheim di New York (che essendo il più noto viene chiamato semplicemente "The Guggenheim") ispirato dall'idea di una spirale. L'ospite entra nella spirale al piano terra e sale fino in cima seguendo il percorso preparato dai curatori e ammirando le opere esposte sulla parete esterna. Purtroppo in questo periodo c'è un'esibizione temporanea sui pittori spagnoli, centrata soprattutto su Picasso ed il cubismo. A nessuno di noi due piacciono le opere cubiste quindi la visita non è stata entusiasmante. Per fortuna, però, abbiamo potuto concludere il nostro itinerario con una galleria dedicata all'esposizione permanente di alcune opere di Kandinsky che a me piacciono molto. Siamo rimasti al museo fino a tardi, poi siamo andati per la prima volta a mangiare una pizza al piatto: quanta nostalgia per "La Pannocchia"!!!
La giornata di sabato è stata dedicata a pulizie, supermarket ed altre faccende. Alla sera c'era un incontro con la comunità di Sant'Egidio e appena tornati a casa abbiamo provato a vedere un film in collegamento con il sito della RAI, ma siamo crollati dal sonno poco dopo l'inizio.
Questa mattina abbiamo trovato ad accoglierci una magnifica giornata quasi primaverile, allora siamo usciti e ci siamo diretti al Greenwich village. Lì abbiamo potuto partecipare alla prima Messa in Italiano da agosto. E' stato un piacere parlare con un Sacerdote in Italiano e ci ha fatto effetto usare formule e preghiere che non sentivamo da mesi. Tuttavia non credo che ripeteremo l'esperienza. La Messa è stata tristissima, con poche persone sparse in una grande chiesa, che probabilmente non hanno nemmeno cantato o pronunciato alcuna parola per tutta la funzione. Una donna intonava come poteva i canti dall'ambone mentre masticava il chewing-gum, lanciandosi ogni tanto in virtuosismi veramente improbabili. E come canto finale, un bell'Alleluja, in piena quaresima... Oggi pomeriggio abbiamo fatto una bella passeggiata per Riverside Park e abbiamo scoperto molte zone nuove veramente carinissime. Tante persone hanno approfittato del clima favorevole e si sono riversate nel parco animandone i campi da gioco ed i vialetti. La Nico mi ha anche finalmente portato a visitare il mausoleo del Generale Grant. Insomma, forse vale la pena di fare una "Edizione primaverile" della quinta puntata del video.

Pizza, RAI, Messa in italiano... si nota vero che la voglia di casa comincia a farsi sentire?

P

12 commenti:

Claudia ha detto...

Grande Kandinsky!
Anche a me piace molto!
Bravo anche per aver scritto, così sentiamo entrambe le vostre voci!
...
Che bello e insieme che peccato per quella messa. Noi invece abbiamo fato una 2 giorni giovani-ssimi proprio questo week-end. Per parlare di liturgia... abbiamo celebrato il 18 invece che l'11 marzo... il prete si era portato i foglietti sbagliati!
:-)
Cmq lui è stato molto bravo e ci ha aperto gli occhi su aspetti troppo lasciati in disparte (è un prete "sociale").

Marci ha detto...

Avresti potuto dire che il museo rappresenta non solo un meraviglioso contenitore di opere d'arte moderne e contemporanee, ma che, anche dal punto di vista urbanistico, tende a spezzare la monotonica maglia a scacchiera tipica della città. Inoltre, Wright era un organico, per cui l'idea di contrasto che voleva dare era che, nell'era industriale della macchina, per la prima volta un museo si ispirasse all'idea naturale dell'albero che si innalza verso il cielo, ampliando il suo spazio. Fondamentalmente, era la funzionalità che nasceva dalla forma e non l'opposto. Ma ce ne sarebbe davvero tanto altro da dire, soprattutto in merito all'ampliamento che è stato fatto una "qualche" decina di anni fa. Ma comunque mi fa piacere sapere che vi è piaciuto. L'ultima volta che ci sono andato io (questa volta veramente "purtroppo") era tutto fasciato da un cantiere per cui non ho potuto godere a pieno del suo fascino esterno. Spero che nel vostro caso avessero già finito. L'ultima curiosità che vi racconto è che c'è un negozio di antiquariato etnico vicino a Union Square in San Francisco progettato proprio da Wright sull'idea del Guggenheim di NYC ... anche se c'è solo una rampa e l'esterno dell'edificio è piatto in mattoni rossi. Comunque, caratteristico. Enjoy!

PB ha detto...

Sai, Marcello, non sono d'accordo con nulla di cio' che hai detto. Innanzitutto non mi pare che il Guggenheim spezzi la maglia della citta'. La griglia e' perfettamente preservata, il museo si inserisce in uno dei tanti blocchi, non fa deviare nessuna strada. Nemmeno la percezione della maglia si perde, perche', anzi, al piano terra c'e' un muro che ha proprio la funzione di conservare l'idea del blocco rettangolare, come si vede benissimo da qui. Io direi, piuttosto, che il progettista si e' preoccupato di creare qualcosa di diverso e innovativo, ma calandolo il piu' possibile nel contesto urbanistico circostante, rendendolo compatibile con esso. E ci e' riuscito, mai come in questo caso, "quadrando il cerchio". L'edificio e' unico in quel contesto, perche' e' tondeggiante, non squadrato, e cio' risalta ancora di piu' grazie al fatto che il tessuto urbanistico non e' stato intaccato. E' in questo modo che Wright e' uscito dalla monotonia.
Per quanto riguarda l'idea dell'"albero", io non la colgo proprio. Potrebbe essere un problema solo mio, ma se guardi questa foto, concorderai che e' un po' difficile vederci un albero. Comunque, purtroppo, i lavori di ristrutturazione esterna finiranno a dicembre, quindi nemmeno noi abbiamo potuto farcene un'idea diretta.
Infine, per quanto riguarda il rapporto forma-funzionalita',non capisco in quale caso la forma possa nascere dalla "funzionalita'". Semmai la forma puo' nascere dall "funzione". Se intendevi dire che la "funzione nasceva dalla forma" allora sono in pieno disaccordo, qui la forma dell'edificio e' interamente funzionale alla sua destinazione d'uso (non credo che gli sia venuto in mente un edificio a spirale e poi abbia detto "Potrebbe essere utile come museo"...). Se invece intendevi veramente dire che "la funzionalita' nasceva dalla forma", allora lo trovo tautologico. La funzionalita' deve sempre essere il risultato ultimo, non puo' avvenire il contrario.

Comunque grazie mille per il commento, ora possiamo dire che il nostro blog suscita anche dibattiti artistici.

P

Marci ha detto...

Sai, Paolo, io ho solamente riportato il pensiero che Wright (creatore dello spazio) concepì quando ideò il Guggenheim Museum. Il fatto che tu (fruitore di quello stesso spazio) abbia realizzato un'idea differente è nel pieno dei tuoi diritti di essere pensante, ma, come tale, può essere soggetta a critiche. Per l'appunto. Il concetto di spezzare la monotonia urbanistica newyorkese deve essere visto non come una "semplice deviazione di strade", ma piuttosto come nel riuscire a inserire un organismo non rigido e marmorizzato (come lo sono tutti gli edifici a fianco) in un block rettangolare utilizzando una forma sinuosa e coinvolgente che cattura l'attenzione di chi solo passeggia per la Fifth Avenue. In effetti, l'organicità di quell'architettura, di cui è un vigoroso esponente proprio Wright, non distingue la differenza tra "funzione" e "forma", tra "contenuto" e "contenitore", ma, anche se l'idea deve applicarsi a diversi rapporti di scala, queste due caratteristiche devono essere inscindibili. Non più la forma deve essere legata alla funzione, ma quest'ultima nasce dalla prima in simbiosi con essa. Parallelamente. Questo intendevo. Perché gli edifici la cui estetica è legata unicamente alla propria funzione rappresentano quelle brutture che sempre più di frequente popolano le nostre città. In questo discorso di ridondante non c'è assolutamente niente, se non probabilmente il tuo inserto riguardo la "tautologia" che a difficoltà percepisco come coerente nel contenso del tuo discorso e che tu mi hai aggiunto come una scomoda appendice. L'idea dell'albero, appunto come organismo, deve essere vista non semplicemente constatando che l'edificio è a lui somigliante, ma come ispirazione per rendere l'idea naturale di "crescere per catturare la luce", un segno verticale del desiderio di attirare l'intesità dei raggi solari. Non a caso la cupola della Great Rotunda è vetrata e non a caso le sue pareti sono provviste di asole per far passare la luce. Ti sei mai seduto sotto un albero in una giornata di pieno sole? La luce filtra piacevolmente dalle frasche in modo irregolare ma diffusamente costante. Questa è l'idea che Wright ha avuto quando ha concepito il Guggenheim. Ed essendo nata da un essere umano e quindi pensante può certamente essere soggetta a critiche. Ma anche la sua? Enjoy!

PB ha detto...

Concordo sul fatto che l'edificio sia urbanisticamente innovativo. Il problema e' che questo non e' cio' che tu avevi scritto nel primo commento, ma cio' che io avevo scritto in risposta. Tu, infatti, avevi parlato di modifiche nella "maglia a scacchiera tipica della citta'" che non puo' essere riferito ad altro se non al reticolo di strade (che, ripeto, il Guggenheim non tocca).

Per quanto riguarda il rapporto forma-funzione, noto con piacere che anche li' hai accolto il mio suggerimento, sostituendo il termine "funzione" a "funzionalita'". Ribadisco che se tu avessi veramente inteso "funzionalita'", l'avrei trovato tautologico. Dire che la "forma non nasce dalla funzionalita" sarebbe come dire che "un progenitore non nasce da un proprio figlio". Non s'e' mai visto il contrario, per definizione di progenitori e figli. La "funzionalita'" e' per definizione un prodotto. Ben diversa, invece, e' la "funzione", alla quale, a quanto pare, ti riferivi. E circa la "ridondanza", non capisco a cosa tu ti riferisca, non ho usato tale parola, ne' tale concetto.

Riguardo al merito, poi, continuo ad avere le mie perplessita' sul fatto che, come dici nel secondo commento, la funzione nasca dalla forma (o crescano parallelamente). La funzione in questo caso era definita dall'inizio ed e' da essa che e' nata la forma. Piuttosto direi che questo edificio e' uno splendido esempio di come le forme architettoniche possano contribuire all'ottenimento di funzionalita' (e io qui intendo davvero "funzionalita'").

Circa il concetto dell'albero che cerca la luce naturale, temo che fosse difficile da cogliere. Infatti, non so dove tu abbia letto quelle cose, ma se questo era davvero l'intento di Wright, ha fallito miseramente. E' vero che c'e' un'enorme vetrata nella zona cetrale, ma nella spirale in cui stanno i visitatori e, soprattutto, le opere d'arte, la luce naturale non arriva affatto e l'illuminazione e' quasi completamente artificiale. Io non ho letto cio' che voleva fare l'architetto, riporto cio' che ha fatto in realta' e che ho visto e provato in prima persona. Come dici tu, "esercito i miei diritti di essere pensante". In ogni caso, di fronte ad un tale capolavoro, un piccolo difetto si puo' perdonare.

P

Marci ha detto...

Non ho parlato di "modifiche" nella maglia a scacchiera, ma di spezzarne la monotonia. Interpretalo come vuoi a questo punto, tanto si dice che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Mea culpa per aver utilizzato impropriamente la parola "funzionalità" nel primo commento: la funzionalità in architettura è soggettiva, la funzione no. L'ultimo concetto nasce "assieme" alla forma nel senso che non sono due "momenti" distinti del processo di progettazione. Ciò detto, lo stesso "museo" deve assolvere a diverse funzioni che si devono sposare con la forma che le deve contenere, non uno il prodotto dell'altro. A Wright non è sicuramente venuto in mente mentre lo costruiva che poteva essere un museo. A prescindere dal concetto base, affermare che "la funzionalità nasce dalla forma" non ha niente di tautologico, ma piuttosto di pleonastico, perché il predicato non aggiunge altro a quanto esprime automaticamente il soggetto (da definizione), semmai afferma un'ovvietà inutile. Se tu trovi banale che uno spazio debba essere anche funzionale è un'idea tua che condivido a pieno, ma non è sempre così. E ripeto, è un'idea fortemente soggettiva. Ma non lo è il fatto che non si può soffermarsi sul mero confronto tra la forma di un albero e quella del Guggenheim. L'idea dell'albero è quella e può essere colta oppure no e puoi leggerti le interviste fatte a lui, se vuoi. La tua sentenza spocchiosa sul suo clamoroso fallimento è clamorosamente spocchiosa. Questo è tautologico, se vuoi. Enjoy!

PB ha detto...

Beh, insomma, se "spezzare la monotonia di una maglia" non significa inserire qualcosa che la modifichi, allora parliamo veramente due linguaggi diversi. Non ho mai avuto problemi di "sordita'", ma stanno diventando frequenti con te. Solo con te.

"A Wright non è sicuramente venuto in mente mentre lo costruiva che poteva essere un museo."?!?!?! Questa frase, in effetti, mi ha lasciato di stucco. Tanto che ho controllato e pare che, ovviamente, a Wright fosse stato commissionato l'edificio chiarendo in maniera esplicita che avrebbe dovuto ospitare l'allora "Museum of Non-Objective Painting". Vuoi dire che pur sapendolo non ci ha pensato?!?!?!? E' venuto fuori un edificio eccezionale per essere un museo per caso?!?!?!?!

Per quanto concerne l'uso del vocabolario, invece, sto cominciando ad annoiarmi. Non volevo dire "ridondante", come sembravi insinuare nel secondo messaggio, ne' "pleonastico" come scrivi nel terzo. Il pleonasmo e' una figura retorica grammaticale. Che non ha nulla a che vedere con cio' che volevo dire io. Tu non hai aggiunto elementi sintattici inutili. Il problema non e' l'aggiunta di un predicato superfluo. Il problema e', invece, logico. Ripeto, sono stufo, di giocare con le parole, ma ti assicuro che sono solito usarle in maniera propria. Comunque hai afferrato il concetto: volevo proprio dire che stavi affermando un'ovvieta' inutile, come hai concordato tu stesso.

"La tua sentenza spocchiosa sul suo clamoroso fallimento è clamorosamente spocchiosa. Questo è tautologico, se vuoi.". No, questo non e' tautologico, questo e' ridondante e parzialmente pleonastico. Lascia perdere: e' meglio. La mia sentenza e' un dato di fatto: l'illuminazione naturale fallisce nell'obiettivo di illuminare le opere d'arte, e tutta l'area in cui i visitatori spendono il 99% del tempo. Ho trovato conferma di questa "mia impressione" anche su Wikipedia:
"Although the rotunda is generously lit by a large skylight, the niches are heavily shadowed by the walkway itself, leaving the art to be lit largely by artificial light". Questo testo e' il frutto della lettura e della revisione di migliaia di persone nel mondo, evidentemente tutte "spocchiose" come me. Inoltre, ripeto, e' un dato di fatto.

I am really enjoying! :-)
P

Anonimo ha detto...

Mi sto divertento moltissimo, pur non capendoci piu' niente!!!

Io l' ho sempre detto che gli ingegneri sono testardi!!!

Comunque, non preoccupatevi, tra loro e' sempre cosi', ma rimangono sempre buoni amici! :-)

Nico

Marci ha detto...

Ottimo, direi. Rimango basito da sì tanta veemenza. Il tuo "lascia perdere: è meglio" è di un fin troppo esplicito significato e sancisce di netto la nostra assoluta e completa divisione, mettendo fin troppo in chiaro il modo improbabile che abbiamo di confrontarci. O, almeno, che ho io nel farlo con te. E permettimi l'ultima (per davvero) considerazione: "aprezzo" moltissimo la tua constatazione riguardo al fatto che "you are really enjoying", anche se suona veramente di cattivo gusto.

Marci ha detto...

Cara Nico,
pubbliche scuse per il malo modo in cui ho gestito le cose davanti ai tuoi occhi. Sapevo che avrei trovato presto o tardi un tuo commento in proposito: grazie per aver gettato acqua sul fuoco. Tornati in Italia, contraccambierò la tua ottima piadina con la torta Barozzi, tipica della nostra zona. O almeno credo. C'è qualcuno che può illuminarmi anche su questo? Penso di sì. Perché su Wikipedia non c'è scritto moltissimo. Enjoy!

PB ha detto...

"La tua sentenza spocchiosa sul suo clamoroso fallimento è clamorosamente spocchiosa" va bene, mentre invece "Lascia perdere: e' meglio" e' di una veemenza che lascia basiti.

I tuoi ripetuti "Enjoy!" vanno bene, il mio "I am really enjoying! :-)" suona veramente di cattivo gusto.

Chi ha un modo improbabile di fare confronti?

Amore mio, (e qui spero davvero che non ci siano dubbi sul fatto che mi sto riferendo a mia moglie) lasciaci sfogare. E' da mesi che devo parlare in inglese e raramente mi azzardo ad innalzare il livello delle conversazioni al di sopra di "the book is on the table". Almeno in italiano posso ancora divertirmi :-)

P

Anonimo ha detto...

Ho spesso di leggere a metà dei botta e risposta, ma il commento può essere solo questo: ma chi se ne frega!
Per la mia sensibilità artistica è veramente molto bassa verso quelle cose che il mondo reputa opere d'arte perché la moda lo impone.
Quindi per me un museo è solo un contenitore di qualcosa, e i miei gusti razionali non contiene quasi niente da essere ammirato.

Ale